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Periodico bimestrale - Anno 2015 - n°2
 
"GIUSEPPE GIROTTI, UN DOMENICANO BEATO"

 


 

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Questo articolo è dedicato al Beato padre Giuseppe Girotti, domenicano, proclamato beato il 26 aprile 2014, con la celebrazione nel duomo di ALBA, alla presenza del Cardinale Severino Poletto,  e molte autorità locali, il giorno prima della canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII.

Abbiamo partecipato alla cerimonia di beatificazione di questo santo per niente comune, un uomo dal carattere forte che si spese per il prossimo con grandi energie, mettendo sempre al primo posto “la parola di Dio”. Forse non tutti sanno che questo padre domenicano è morto martire a Dachau l’1 aprile del 1945, a 39 anni, internato nel campo di concentramento come detenuto politico.
Girotti nasce  ad Alba il 19 luglio 1905 da umile famiglia, a tredici anni entra nel seminario domenicano di Chieri (TO.) dopo aver pronunciato la  professione religiosa nel 1923 a La Quercia, viene ordinato sacerdote il 3 agosto 1930 a Chieri. Brillante negli studi, l'anno successivo si laurea in teologia a Torino, e si specializza, nell ’interpretazione delle sacre scritture a Roma e a Gerusalemme.
Padre Girotti intraprende una rapida carriera di biblista e teologo, pubblica numerosi testi molto apprezzati anche dalla Santa Sede ed approda all’insegnamento presso il Seminario teologico domenicano di Torino di Santa Maria delle Rose, dedicandosi nel contempo ad opere di carità. Ma la sua personalità indipendente ed anticonformista lo rendono inviso sia al regime fascista che ai suoi superiori che, in breve tempo, prendono le distanze da lui, allontanandolo dall’insegnamento.  Non si sa esattamente quando abbia cominciato, ma ad un certo punto della sua breve vita si mette a costruire, in barba alle leggi fasciste, una rete di contatti a sostegno ed aiuto di partigiani e, soprattutto, ebrei, riuscendo a salvarne molti da morte sicura, a rischio della sua stessa vita.
Dopo l’8 settembre del 1943, sotto l’occupazione nazista, cominciò a muoversi con sempre maggiore determinazione, incurante del pericolo che correva, ed insieme ad alcuni amici incontrati fuori dal convento, portava avanti la sua missione, confidando nell’aiuto di Dio e di quelle poche brave persone disposte ad aiutarlo.
Per poter comprendere chi fosse davvero padre Girotti, bisogna  andare a visitare le Langhe, in Piemonte, una terra ricca di tradizioni e cultura, e in modo particolare la splendida cittadina di Alba, in provincia di Cuneo: è famosa in tutto il mondo per la produzione dei suoi vini ed il pregiatissimo tartufo bianco; un luogo che trasmette allegria, dove si respira un’aria di relax, grazie  anche alla buona cucina locale e la spontanea gentilezza dei suoi abitanti; tra questi, alcuni nomi  famosi ed illustri: Cesare Pavese, Beppe Fenoglio e Don Natale Bussi, del quale Giuseppe Girotti era amico fraterno e con il quale soleva studiare la teologia, i testi sacri e la parola di Dio.
Crescere ad Alba fu, per Girotti, un sano modo di vivere: divenne un domenicano di grande concretezza e generosità, insieme ad una ferrea  moralità e spiritualità  e ciò potrebbe spiegare il perché della determinazione nella sua missione di  aiutare il prossimo, in modo particolare in quel  periodo storico, dove  tutto era un gran caos ed il capro espiatorio erano divenuti gli ebrei, destinati alla deportazione nei campi di concentramento; questo, padre Giuseppe Girotti, proprio non lo poteva sopportare, né come uomo né come  domenicano, non era solo un fatto di essere un religioso, ma un intimo fatto di coscienza, per cercare di  salvare e ridare dignità ad un popolo che lui considerava “fratelli maggiori” e definiva “portatori della parola di Dio”.
Pertanto Girotti, aiutato da pochi fidati amici, si adopera per far avere a chi ne ha bisogno un rifugio sicuro e documenti d’identità falsi, il tutto all’insaputa dei suoi superiori; ma purtroppo la sorte lo abbandona e viene tradito dall'inganno di una spia che, fingendosi un partigiano ferito, si fa trasportare in una villa di Cavoretto, dov'è nascosto il professore ebreo Giuseppe Diena. Il 29 agosto 1944 è imprigionato a Torino nel carcere Le Nuove. Da qui viene trasferito prima a Milano nel carcere di San Vittore, quindi nel lager di Gries a Bolzano e infine, il 5 ottobre 1944, a Dachau. Secondo molte testimonianze, Padre Girotti si è distinto per la sua grande generosità nei confronti degli altri internati, aiutandoli e confortandoli come "portatore della Parola di Dio". Rinchiuso insieme ad un migliaio di altri ecclesiastici nella baracca 26, si ammala e viene ricoverato in infermeria, dove muore il 1° aprile 1945, giorno di Pasqua, a 39 anni. Sulla sua cuccetta i suoi compagni scrissero: “Qui dormiva San Giuseppe Girotti”.
Lo stato di Israele ha onorato la sua memoria riconoscendolo “Giusto tra le nazioni” e piantando un albero in suo nome nel viale dei Giusti a Gerusalemme.
Rimangono di lui ancora alcune testimonianze vive che fanno riflettere e danno speranza a chi legge: i vecchi del paese raccontano che Girotti era un religioso fuori dal comune, amava bere un buon bicchiere di vino, fumare in compagnia, stare allo scherzo, ma il suo obiettivo e missione era sempre diffondere ed infondere la parola di Dio.

 

*La redazione di ourtime avvisa i suoi lettori che tornerà presto a parlare di questo argomento.*

Gaetano Malangone
 
 

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